La messa a terra delle tubazioni in PTFE (Teflon) è un tema critico per la sicurezza industriale. Essendo il Teflon un materiale altamente isolante, può accumulare cariche elettrostatiche che, se non dissipate, rischiano di generare scintille e innescare atmosfere esplosive (ATEX).

Ecco come si affronta correttamente il problema:


1. Il problema del PTFE standard

Il PTFE vergine ha una resistività elettrica elevatissima. Quando un fluido (specialmente se non conduttivo) scorre velocemente all’interno, si verifica un effetto triboelettrico: il tubo si carica come un condensatore.

  • Rischio: Scarica a terra attraverso il personale o foratura del rivestimento (pinhole) con conseguente perdita di prodotto corrosivo.

2. Soluzioni Tecniche

Tubazioni in PTFE Antistatico (Conduttivo)

La soluzione più sicura consiste nell’utilizzare tubi in PTFE caricato con carbonio (spesso riconoscibile dal colore nero).

  • Il carbonio riduce la resistività, permettendo alle cariche di fluire verso le flange metalliche.
  • In questo caso, la messa a terra avviene collegando la struttura metallica esterna (il tubo in acciaio che protegge il liner) all’impianto di terra generale.

Ponticelli di Continuità (Equipotenzialità)

Poiché le tubazioni teflonate sono solitamente flangiate, il rivestimento in Teflon risvoltato sulla faccia della flangia interrompe la continuità elettrica tra i segmenti di tubo in acciaio.

  • È necessario installare dei cavetti di rame (trecce di massa) che scavalchino ogni flangia, collegando elettricamente un segmento di tubo al successivo.

3. Checklist per l’installazione

Per garantire che l’impianto sia a norma, verifica questi punti:


Cosa dice la normativa

Se le tue tubazioni sono in PTFE bianco (vergine) e trasportano solventi infiammabili o polveri, i semplici ponticelli sulle flange potrebbero non bastare a dissipare la carica interna al tubo. In questi casi, è spesso obbligatorio passare al PTFE conduttivo nero.

La normativa ATEX è piuttosto rigorosa quando si parla di cariche elettrostatiche e materiali isolanti come il Teflon. Non esiste un’unica legge, ma un insieme di direttive e linee guida tecniche che devono essere seguite per essere in regola.

Ecco il quadro normativo di riferimento:


1. Direttive Europee (Obbligatorie)

  • Direttiva 2014/34/UE (ATEX 114): Si rivolge ai fabbricanti. Se acquisti una tubazione teflonata per zone a rischio esplosione, il fornitore deve certificare il componente (o l’assieme) e fornire la dichiarazione di conformità.
  • Direttiva 1999/92/CE (ATEX 153): Si rivolge all’utilizzatore finale (il datore di lavoro). Stabilisce l’obbligo di valutare i rischi e di garantire che l’intero sistema di tubazioni sia correttamente messo a terra e monitorato.

2. Norme Tecniche di Supporto (Il “Come fare”)

Per la gestione delle cariche elettrostatiche, i testi sacri sono due:

EN ISO 80079-36 e 80079-37

Queste norme hanno sostituito la vecchia serie EN 13463. Descrivono come rendere sicuri gli apparecchi non elettrici (come valvole e tubazioni) destinati ad atmosfere esplosive.

CLC/TR 60079-32-1 (Guida alle cariche elettrostatiche)

Questa è la guida tecnica più importante. Specifica i limiti di sicurezza per le superfici isolanti:

  • Restrizioni sulle aree: Se il PTFE è isolante (bianco), la norma limita la superficie massima esposta all’interno del tubo in base alla zona ATEX (Zona 0, 1 o 2).
  • Limiti di conducibilità: Definisce quando un materiale è considerato “dissipativo” (Resistenza superficiale ≤109Ω) o “conduttivo”.

3. Parametri critici da monitorare

Secondo le norme vigenti, la conformità si ottiene verificando tre aspetti:

  1. Continuità metallica: La resistenza tra due flange consecutive deve essere tipicamente <10Ω.
  2. Resistenza verso terra: L’intero sistema deve avere una resistenza verso la terra generale <106Ω (1 Megaohm).
  3. Velocità del fluido: Le norme (come la NFPA 77 o la TRGS 727) suggeriscono di limitare la velocità di scorrimento di fluidi non conduttivi in tubi isolanti per evitare l’accumulo eccessivo di cariche.

Cosa devi verificare subito?

Se stai operando in Italia, il riferimento legislativo principale è il D.Lgs. 81/08 (Titolo XI), che recepisce le direttive ATEX.

Consiglio pratico: Controlla il “Documento sulla Protezione contro le Esplosioni” (DPE) del tuo impianto. Lì deve essere specificato se le tubazioni teflonate esistenti sono considerate idonee per le sostanze che trasportate.

Quando usi un megaohmmetro (o megger) per testare le tue tubazioni teflonate, non stai solo cercando un numero, ma stai verificando se il sistema è in grado di dissipare le cariche prima che diventino pericolose.

Ecco come interpretare i risultati in base alle linee guida CEI EN 60079-32-1:


1. Interpretazione dei Valori di Resistenza


2. Come eseguire correttamente la misura

Per avere un dato affidabile, non basta “toccare” il tubo. Segui questa procedura:

  1. Scollegamento: Se possibile, scollega la sezione di tubo dalle pompe o da altri macchinari per evitare letture falsate da percorsi paralleli.
  2. Punti di contatto: Posiziona i puntali del megaohmmetro tra la flangia (parte metallica) e la terra dell’impianto.
  3. Test del liner (se nero): Per verificare se il Teflon interno è ancora conduttivo, dovresti misurare tra la faccia interna del risvolto del liner e la flangia esterna.
  4. Tensione di prova: Solitamente si esegue il test a 500V DC (o 100V a seconda della specifica interna), ma assicurati che il liner non sia danneggiato.

3. Cosa fare se i valori sono troppo alti?

Se riscontri una resistenza superiore a 106 Ohm su un sistema che dovrebbe essere conduttivo:

  • Pulisci i contatti: Spesso la vernice o la ruggine sulle flange impediscono il corretto scarico a terra dei ponticelli.
  • Controlla le trecce: Verifica che i cavetti di rame non siano corrosi o allentati (la corrosione chimica è comune in questi impianti).
  • Verifica il fluido: Se il fluido è un idrocarburo puro (bassissima conducibilità), anche un sistema a terra potrebbe non bastare se la velocità è troppo alta (>7m/s).

Un dettaglio fondamentale

Ricorda che il PTFE bianco (vergine) non diventerà mai conduttivo, indipendentemente da quanti ponticelli metti sulle flange. In quel caso, la sicurezza dipende esclusivamente dalla limitazione della velocità del fluido o dall’uso di additivi antistatici nel prodotto.

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